L'Europa dopo la fine della Grande Guerra

Europa21jpgGli armistizi firmati tra i vincitori ed i vinti non erano sufficienti a restituire all'Europa gli equilibri sconvolti da un conflitto così devastante, che aveva causato oltre 16 milioni di morti, oltre 20 milioni tra feriti e mutilati ed il disfacimento di ben quattro imperi: turco, austro-ungarico, russo, tedesco. 

Il presidente USA Wilson, ancor prima di far entrare in guerra gli Stati Uniti, aveva subordinato l'intervento americano alla realizzazione di un programma di 14 punti da mettere in atto a guerra finita, allo scopo di realizzare nel mondo una pace stabile e definitiva. 

Per attuare questo programma, sul quale nel 1918 tutti gli Alleati si erano dichiarati d'accordo, nel gennaio 1919 fu indetta a Parigi una conferenza per la pace.   

Il piano di Wilson era fondato sul principio di autodeterminazione dei popoli come lui stesso aveva già enunciato nel 1917 e si concretizzava nella fondazione di una Società delle Nazioni con il compito ed i poteri di risolvere pacificamente ogni controversia internazionale, impedendo il ricorso alle armi con una serie di clausole precisate nei 14 punti del suo piano.

Purtroppo però, alla prova dei fatti, il piano di Wilson si dimostrò ben presto impraticabile. Innanzitutto dalla conferenza furono escluse sia le nazioni sconfitte, sia la Russia.

La responsabilità di dettare le condizioni di pace fu pertanto assunta interamente da Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Italia (il Giappone si era autoescluso).

Antichi rancori, vendette, paure, interessi nazionali e diffidenze tra gli stessi Alleati incrinarono da subito lo spirito di pace e di tolleranza che avrebbe dovuto ispirare le decisioni. 

Il primo principio calpestato fu quello dell'autodeterminazione in quanto nessuno dei vincitori europei voleva rinunciare alle proprie colonie, nè alle conquiste nel Medio Oriente. 

Tanto meno volevano concedere a Germania ed Austria, entrambe sconfitte, di unirsi in un unico stato, come le stesse avevano richiesto sulla base di lingua e cultura comuni.                                 

L'autodeterminazione fu quindi concessa soltanto ai popoli Balcanici, Slavi e Baltici. Anche la proposta di abbattere le proprie dogane fu da tutti respinta, ritenendo potesse servire soltanto agli Stati Uniti, la cui industria era già la più forte del mondo ed aveva necessità di mercati aperti da invadere con i propri prodotti. 

Al contrario, gli Alleati avevano enormi debiti da pagare all'America, che durante tutta la guerra aveva fornito armi e vettovaglie ed era in attesa di riscuotere i suoi crediti. (....continua..)

 

Alpino Alfredo Valle